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UNA CITTA', UNA DIOCESI - CALTANISSETTA

Voglia di riscatto
nel cuore della Sicilia

di Annachiara Valle - foto di Alessia Giuliani/CPP
  

Posta proprio al centro dell’isola, è una delle città siciliane più povere, con il record di emigrati al Nord. Eppure in questa terra avara e isolata, la comunità ecclesiale sta lavorando con impegno e dedizione per ridare un’anima, civile e religiosa, ai nisseni. E i risultati non si sono fatti attendere.
  

Anche il Cristo Redentore volge le spalle alla città. L’imponente statua realizzata nel 1900, una delle venti collocate ciascuna in una Regione d’Italia per celebrare il passaggio di secolo, guarda idealmente Roma. Chissà se chi l’ha voluta qui, al centro esatto della Sicilia, sulla vetta più alta di Caltanissetta, si è reso conto di quanto la posizione del monumento possa simboleggiare anche una partenza. Quella sperimentata dalle migliaia di persone che hanno lasciato questa terra agli inizi del XIX secolo e che hanno ripreso di recente a espatriare.

Il monumento al Cristo Redentore, sulla collina di Monte San Giuliano.
Il monumento al Cristo Redentore, sulla collina di Monte San Giuliano.

Il lavoro qui è sempre stato il principale problema. Anche quando le zolfare siciliane producevano a pieno regime. Il territorio di Caltanissetta contava ben 88 impianti e la Sicilia estraeva i quattro quinti della produzione mondiale. Se alcuni si arricchivano, altri, però, lavoravano in condizioni misere e molti bambini venivano "venduti" ai minatori per trasportare le gerle di zolfo attraverso gli stretti cunicoli. Al cappellano delle miniere, don Salvatore Bruccoleri, era toccato più di una volta consolare le famiglie dei minatori che morivano o portare sollievo agli sfruttati.

«Poteva essere per noi una grande opportunità», spiega Fiorella Falci, insegnante di storia e filosofia ed ex vicesindaco della città, «ma non abbiamo saputo coglierla, investendo in modernizzazione, in infrastrutture, in tecnologia. E così, quando gli americani hanno cominciato a estrarre lo zolfo a minor costo, le nostre miniere hanno conosciuto un rapido declino e a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta sono state chiuse».

Il duomo di Caltanissetta.
Il duomo di Caltanissetta.

Per anni la città ha vissuto sulle ricche pensioni accordate agli ex minatori. I figli sulle spalle dei padri e dei nonni. L’immigrazione si era arrestata. Oggi però, che con la morte dei più anziani la rendita è venuta meno, i giovani hanno ripreso ad andar via. La disoccupazione, che tocca punte del 25 per cento, lascia poche speranze per il futuro e in molti voltano le spalle a Caltanissetta. Seguendo, appunto, la via verso Roma e da qui verso il Nord dell’Italia e verso l’estero. Come dargli torto, verrebbe da dire, guardando dalla collina del Redentore, Monte San Giuliano, i casermoni costruiti seguendo un piano regolatore attento più ai profitti dei costruttori che alle esigenze dei cittadini.

Caltanissetta è una città faticosa anche nella sua conformazione geografica, con i suoi stretti vicoli arabi che diventano un labirinto per chi non li conosce. Una città povera, disarmonica persino nell’estetica. Eppure, a guardarla sotto la superficie, è una città che nasconde anche dei gioielli. Come l’abbazia di Santo Spirito, costruita dai normanni nel 1100, o la cattedrale con gli affreschi del Borremans, o la facciata ottocentesca della chiesa di San Sebastiano, per citare solo alcune delle opere più importanti.

Una veduta delle immense campagne nissene con i suoi alberi di ulivo.
Una veduta delle immense campagne nissene con i suoi alberi di ulivo.

Un tesoro che non è solo artistico, ma soprattutto umano, e che la Chiesa nissena sta cercando di valorizzare con le sue tante iniziative. Riscoprire il bello e, attraverso di esso, l’armonia e la gioia che conducono a Dio. Il restauro del Museo diocesano, la ristrutturazione della Curia, la costruzione di nuove chiese vanno in questa direzione. Ma anche le opere sociali che partono dall’attenzione alla minima cura di sé. Le due città dei ragazzi che la Caritas segue nei quartieri più difficili della diocesi sono un’esplosione di colori, di attività che vanno dallo "Spazzolino time", per insegnare ai più piccoli che bisogna lavarsi i denti, ai corsi di danza e pittura. La Casa dell’Angelo, nata su spinta della parrocchia San Marco evangelista e oggi collocata in uno dei quartieri più a rischio della città, segue minori maschi affidati dai Servizi sociali o dal Tribunale inserendoli il più possibile in un contesto di vita "normale". Assieme agli operatori è costante la presenza del parroco di San Marco, don Giuseppe Alessi. Nello stesso stabile, al piano di sotto, il centro Madre Speranza guidato da don Alessandro Giambra, dà ristoro, con la sua mensa, a circa 100 persone a pasto, «prima quasi tutti immigrati, oggi in parte italiani», sottolineano i volontari. Nel vicariato di San Cataldo, uno dei luoghi dove è più fiorente lo spaccio di droga, opera da anni l’associazione Nuova civiltà, fondata nel 1985 da don Giuseppe Anzalone per promuovere attività finalizzate alla prevenzione delle devianze minorili e delle tossicodipendenze. Negli anni le attività si sono moltiplicate fino ad arrivare all’accoglienza di ragazze e donne in difficoltà, con i loro bambini. Per dare una possibilità di lavoro alle giovani che superano i 18 anni, e dovrebbero lasciare la struttura, è in costruzione La locanda della Samaritana. «Le esperienze non mancano», spiega don Michele Quattrocchi, direttore della Caritas e a lungo cappellano del carcere cittadino. «Abbiamo ambulatori, doposcuola, attività con i minori e gli adolescenti. La nostra Chiesa, da questo punto di vista, è davvero ricca».

Un gregge di pecore lungo la via che da Santo Spirito conduce al Monte San Giuliano.
Un gregge di pecore lungo la via che da Santo Spirito
conduce al Monte San Giuliano.

Non solo impegno sociale, però: quella di Caltanissetta è una diocesi che punta molto anche alla formazione spirituale, teologica e biblica. Dei suoi preti, innanzitutto, con ritiri mensili, corsi di aggiornamento residenziali, esercizi spirituali, pellegrinaggi – guidati dal vescovo – in luoghi simbolici ed evocativi della cristianità, dalla Turchia di san Paolo all’Egitto di Mosè, alla Terra Santa. E poi dei catechisti, con una scuola triennale; e dei laici, valorizzando tutte le associazioni e i movimenti ecclesiali presenti in diocesi e con l’istituzione, in tutte le parrocchie, della lectio divina del giovedì.

Anche le feste religiose, imponenti quelle per il patrono della città san Michele Arcangelo e i riti della Settimana Santa, diventano occasione di formazione e di catechesi. «Più che una dimensione credente della religiosità, finora si è vissuta una dimensione devozionale, utilizzando la religione per mantenere lo status quo», sottolinea Stefano Vitello, segretario della Consulta delle associazioni laicali, «e anche per assecondare la rassegnazione. Oggi non è più così e la Chiesa insiste per valorizzare le tradizioni, ma nell’ottica di ridare un’identità collettiva ai nisseni. La Chiesa oggi fa rete, sostiene in prima persona la fatica di una città che ha nella povertà, nello scarso amore per sé stessa, nell’individualismo, nella perenne attesa i suoi nemici peggiori».

Nel parcheggio a ridosso del mercato un'antica cappellina è stata ridipinta con i murales.
Nel parcheggio a ridosso del mercato un’antica cappellina
è stata ridipinta con i murales.

«È una Chiesa», aggiunge Fiorella Falci, «che getta semi, che cerca l’incontro con la città, anzi vuole animarla dall’interno». Va in quest’ottica anche la collaborazione tra la parrocchia di San Luca e il Comitato di quartiere. Esperienza semplice ma significativa di chi si preoccupa dell’illuminazione, delle strade, della qualità della vita dei cittadini in un territorio contiguo a Pian del Lago, dove sorge il Centro di permanenza temporanea dove transitano migliaia di immigrati e richiedenti asilo. La parrocchia e il Comitato collaborano nell’interesse sia degli immigrati che dei residenti e i due parroci, Alfonso Cammarata e Angelo Pilato, si alternano nella celebrazione della Messa e nelle attività pastorali.

Il mercato che ha luogo tutti i giorni a due passi dalla cattedrale. Qui si trovano i prodotti più caratteristici e freschi della zona, in particolare verdura e agrumi.
Il mercato che ha luogo tutti i giorni a due passi dalla cattedrale.
Qui si trovano i prodotti più caratteristici e freschi della zona,
in particolare verdura e agrumi.

Due parroci per una parrocchia, a testimoniare anche che qui le vocazioni reggono ancora. «Abbiamo avuto degli ottimi seminatori e dei grandi uomini di Chiesa», dice il vescovo. Nel lungo corridoio della Curia, accanto alle foto con il Papa, con Fidel Castro e Lech Walesa, spiccano i ritratti con monsignor Cataldo Naro, vescovo di Monreale, ma nisseno d’origine e di formazione. «A lui dobbiamo l’invenzione della "resistenza alla mafia" come qualcosa di diverso e originale rispetto alla mera "antimafia"», spiega Giovanbattista Tona, giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta. «Resistere alla mafia, secondo Cataldo Naro, era riconoscersi contaminati, come un popolo impregnato dal fenomeno mafioso, e riuscire a liberarsene. Questo messaggio, che nasce grazie alla sua mente così eccelsa, è anche il frutto di un percorso, di un’osservazione, di una pastorale specifica che continua ad avere i suoi frutti. Da quando la diocesi ha avviato attività di studio e formazione nel campo della dottrina sociale della Chiesa non si è più nascosto il problema, ma lo si è affrontato. Lo abbiamo fatto nella prospettiva non di essere coloro i quali stabiliscono cosa è bene e cosa è male, ma di chi vuole riconoscere il male e separarlo dal bene. La diocesi di Caltanissetta è da tempo fucina di cultura, di elaborazione, di idee che possono, su questo terreno, contrastare quelle che alimentano il fenomeno mafioso».

L'interno dell'abbazia di Santo Spirito, la più antica chiesa della provincia. In fondo si distingue il Cristo Pantocratore, forse modello di quello di Monreale.
L’interno dell’abbazia di Santo Spirito, la più antica chiesa della provincia.
In fondo si distingue il Cristo Pantocratore, forse modello
di quello di Monreale.

La fatica di chi, come questo giudice, dedica il suo tempo libero a insegnare ai giovani a discernere il bene dal male è pienamente ricambiata. Lo si è visto il 23 gennaio, quando i ragazzi si sono ritrovati a migliaia davanti al Palazzo di Giustizia alla notizia di un piano messo a punto da Cosa Nostra contro il magistrato. I ragazzi si sono ritrovati su Facebook dichiarandosi la «scorta civica» di Tona e degli altri uomini dello Stato impegnati a contrastare il fenomeno mafioso. E hanno lanciato ponti verso il resto d’Italia. Una città indolente che comincia a dare segni di riscatto, «semi che abbiamo coltivato per anni in silenzio e che adesso sbocciano», insiste Tona, ex fucino a Palermo ai tempi di don Pino Puglisi.

«Sono anche questi gesti», sottolinea Giuseppe Paruzzo, condirettore della Caritas, «che ci incoraggiano a continuare. Anche quando ci sembra di trovarci di fronte a un muro di gomma, quando vediamo le persone che vivono in un incastro complicato da scardinare, quando osserviamo che le nostre persone migliori scelgono di andare via». Un fattore che però non è del tutto negativo, conclude Tona: «In realtà c'è bisogno di chi resta e di chi se ne va, in uno scambio continuo di intelligenze e amicizia che tiene insieme l’Italia». Permettendo, forse, che i deboli non soccombano alla povertà e i ricchi all’arroganza.

Annachiara Valle

La città vista dall'alto.
La città vista dall’alto.

Una diocesi da 2 nuovi preti l’anno

Divisa in quattro vicariati – Caltanissetta città, San Cataldo, Mussomeli e Calascibetta – la diocesi siciliana, eretta nel 1844, è stata riconosciuta dal punto di vista civile soltanto nel 1987. Vanta una presenza di 103 sacerdoti per una popolazione di poco superiore ai 160 mila abitanti e 56 parrocchie. Ai sacerdoti si aggiungono 140 religiose e 15 religiosi. In diocesi sono presenti diversi istituti secolari, quasi tutti femminili, e una comunità monastica di clarisse composta da 12 suore. I diaconi permanenti sono 8 e 17 i seminaristi, di cui 15 diocesani, con una media di ordinazione superiore alle due all’anno. Il vescovo, monsignor Mario Russotto, nominato nel 2003, è succeduto a monsignor Alfredo Maria Garsia, che ha retto la diocesi per 29 anni.

Segue: Se la Parola torna per le strade

Jesus n. 3 marzo 2010 - Home Page