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LA FEDE IN INTERNET

Celebrazioni della Rete
tra passato e futuro

  

di Giorgio Banaudi
internauta

  

Ci sono date che acquistano peso solo dopo un confronto con i punti di partenza; altre invece che si apprezzano man mano che si avvicinano gli esiti finali. Ma per internet le celebrazioni sono ancora molto fluide: sono oltre 20 anni che utilizziamo il web e più di 2 miliardi di persone sono entrate in contatto con questo strumento. Ma festeggiare chi? Dove? In che modo?

La Rete sta scricchiolando sotto il suo peso; il numero degli utenti, un terzo dell’umanità, è tale da far rischiare il collasso. Perché oltre agli umani ci sono ormai innumerevoli "gadget" connessi alla Rete: telecamere, frigoriferi, macchinette del caffè, portatili, hard disk, cellulari... Ognuno di questi oggetti ha il suo indirizzo internet, ma questa codifica (in gergo chiamata IPV4) sta ormai esaurendo la sua riserva. A dire il vero è già pronta la nuova versione, la IPV6, che in alcune zone del mondo, Giappone e nicchie del Sud Est asiatico, è già in avanzata fase di test. Con questo nuovo indirizzario non dovrebbero esserci più problemi di "spazio". Viene però da pensare che abbiamo messo in Rete più macchinari che persone e che gestire questo enorme flusso di dati diventa sempre più complesso.

Gli scenari sono intriganti perché la Rete continua a crescere e consente un accumulo e una incubazione di idee formidabili, come le bolle di Rete wireless che stanno spuntando in alcune città e che riescono a replicare la struttura di internet al di fuori dei classici instradamenti a base di cavi e regole centralizzate. Altro aspetto innovativo è la crescente diffusione di software open source, libero, che sta imponendo alle società uno standard de facto. Ne sa qualcosa la Apple che, dopo aver imposto modelli e strumenti, deve ora competere con chi offre servizi basati su software aperto.

In questi due decenni abbiamo imparato che il cambiamento è l’unica costante e che nessun approdo è definitivo. Certamente alcuni modelli permangono, ma non è del tutto vero che saranno immutabili. Nemmeno la posta elettronica: sta cambiando anche lei, assumendo quasi le vesti di ambiente comunicativo, ai confini del social network (è questa la proposta di Google, con il suo recente Buzz e Wave http://mail.google.com). Di cosa abbiamo bisogno? Non è questo il problema. Siccome il nuovo è possibile, arriverà. Poi, eventualmente, si cercheranno anche gli scopi e le nicchie di utilizzo. Si è ribaltato il modello classico: dalla necessità allo strumento.

Testimoni Digitali (www.testimonidigitali.it), il convegno ecclesiale voluto dalla Cei che si svolge ad aprile, sarà sicuramente un banco di prova e di riflessione su questi temi. Sempre attenti a distinguere l’utile dal ridicolo. Perché spesso ci si casca.

Giorgio Banaudi

Jesus n. 3 marzo 2010 - Home Page